Il Politecnico di Bari e l’Associazione Termotecnica Italiana per un nuovo modello di sviluppo moderno e sostenibile

Il Politecnico di Bari e l’Associazione Termotecnica Italiana per un nuovo modello di sviluppo moderno e sostenibile
Alcuni temi della collaborazione: energia, ambiente, efficienza energetica, mobilità, edilizia sostenibile, formazione avanzata
Bari, 6 febbraio 2026 – L’Associazione Termotecnica Italiana (ATI), storica e prestigiosa associazione tecnico-scientifica, promotrice dello sviluppo della cultura industriale e dell’innovazione tecnologica dei settori: energia, ambiente, efficienza energetica, mobilità ed edilizia sostenibile in attuazione di un nuovo modello di sviluppo moderno e sostenibile, ha sottoscritto con il Politecnico di Bari una convenzione quadro che consentirà di sviluppare una stretta collaborazione sul piano scientifico, della formazione avanzata, della ricerca applicata attraverso il trasferimento tecnologico, la valorizzazione dei risultati della ricerca, l’aggiornamento tecnico.
La firma sul documento è stata posta lo scorso 4 gennaio nella sede del rettorato del Politecnico dal Rettore, Umberto Fratino e dal Presidente nazionale di ATI, Riccardo Amirante, alla guida dell’Associazione dal 1° gennaio, docente Poliba.
L’ATI inoltre, è detto nella convenzione, renderà disponibile l’apprezzata rivista mensile, “La Termotecnica”, quale canale privilegiato per la pubblicazione di articoli a carattere divulgativo e tecnico-scientifico relativi a ricerche, progetti e risultati sviluppati dal Politecnico di Bari; la valorizzazione di studi e sperimentazioni con elevato potenziale di trasferimento tecnologico; la diffusione di buone pratiche, casi studio e applicazioni industriali derivanti dalla ricerca universitaria; informazioni su nuovi corsi di studio e attività del Politecnico di Bari in linea con le finalità dell’ATI. La fruizione de “La Termotecnica” sarà riservata a tutti gli studenti dei corsi di laurea del Politecnico di Bari.
Tali attività, anche di divulgazione, potranno concorrere alla valorizzazione della ricerca Poliba, terza missione e sistema di valutazione della qualità attuato da ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del sistema Universitario e della Ricerca); Valutazione e Accreditamento (AVA3), con particolare riferimento agli indicatori di qualità della ricerca, trasferimento tecnologico, public engagement impatto sul sistema socioeconomico.
Nel corso della presentazione e della firma del protocollo d’intesa hanno detto. Riccardo Amirante: “L’ATI, con un secolo di storia alle spalle, rappresenta, oggi, nel panorama nazionale, un punto di riferimento autorevole per la cultura tecnico-scientifica. L’accordo sottoscritto rafforza il ruolo dell’ATI come ponte nazionale tra ricerca e sistema produttivo e allo stesso tempo offre alle Università un’opportunità concreta di valorizzare i risultati scientifici, il trasferimento tecnologico e le attività della terza missione. La collaborazione con il Politecnico di Bari, in particolare, dimostra come il dialogo tra mondo accademico e comunità tecnico-industriale, oggi sia divenuto essenziale per generare sviluppo sostenibile”.
Umberto Fratino: “Il protocollo POLIBA-ATI apre uno scenario di collaborazione interessante che avvicina il mondo universitario a quello delle imprese. L’iniziativa potrà consentire una formazione avanzata professionale per chi già opera nella produzione e contestualmente consentirà alle aziende di avvalersi delle tecnologie universitarie presenti. I riflessi di tale collaborazione potrà, non ultimo, favorire nuove opportunità esperienziali e lavorative anche per i nostri giovani laureati.
Le modalità operative delle attività condivise saranno regolate da accordi attuativi. La Convenzione quadro sottoscritta ha durata triennale ed è rinnovabile previo accordo tra le parti.
Comunicato stampa.

POLICLINICO UNIVERSITARIO: LA RETTRICE INCONTRA I PRIMARI

Si è tenuto ieri, al Dea dell’ospedale “Vito Fazzi” di Lecce, un primo incontro fra la rettrice dell’Università del Salento, Maria Antonietta Aiello, e i Dirigenti Medici responsabili di Unità Operativa Complessa dello stesso ospedale. Un incontro richiesto proprio dalla rettrice e organizzato, per il tramite della delegata per i Rapporti con il Sistema Sanitario, Luciana Mascia, professoressa ordinaria di Anestesiologia e del Dipartimento di Medicina Sperimentale di UniSalento, grazie alla collaborazione della Asl di Lecce e del suo direttore generale, Stefano Rossi.

La rettrice Aiello ha voluto così conoscere personalmente i primari dell’ospedale, per ribadire l’impegno dell’ateneo nel completamento del progetto di policlinico universitario. Di seguito, il discorso integrale della rettrice ieri al Dea:

«Per me è un grande piacere essere qui oggi. Ringrazio il direttore generale Rossi per avermi dato l’opportunità di incontrarvi e per la collaborazione costante che ci ha guidato fino a oggi e che mi auguro continui a guidarci anche in futuro.

Ci tenevo molto a incontrarvi personalmente perché sarete i veri protagonisti di quella che ritengo sia una svolta storica per il territorio in ambito sanitario. Sono a Lecce da circa trent’anni e, fin da subito, ho registrato l’impegno di tante persone per istituire un corso di laurea in Medicina. Per ogni progetto servono il tempo e il contesto giusti e l’impegno di chi ci ha preceduto su questa strada non è stato vano: quel seme piantato tanti anni fa, oggi è germogliato. La straordinaria sinergia fra la Asl di Lecce, la Regione e l’Università del Salento ha reso possibile la realizzazione di quello che per molti anni è stato soltanto un sogno.

La sinergia nasce dalla condivisione, richiede investimenti, scelte politiche e sociali di lungo periodo. L’obiettivo non era semplicemente cambiare questo luogo di cura, ma renderlo scientificamente attrattivo. Siamo stati la prima università pubblica a istituire un corso di laurea con questa peculiarità, il MedTec: una scelta di campo, ovvero unire Medicina e Ingegneria biomedica per coniugare l’umanità della cura con l’avanguardia della tecnologia medica. Lecce si posiziona così sulla mappa dell’innovazione internazionale.

Abbiamo effettuato un reclutamento significativo di professori e ricercatori. Quest’anno accoglieremo altre 150 nuove matricole, più del doppio rispetto agli anni passati. Parallelamente, stiamo investendo in infrastrutture: a Ecotekne stiamo completando la ristrutturazione di due edifici esistenti destinati proprio a Medicina, e qui in questo ospedale realizzeremo aule e uffici dedicati con un investimento di dieci milioni di euro che si aggiunge al Centro di simulazione già inaugurato e che potenzieremo ulteriormente.

Sempre grazie alla sinergia fra Asl, Regione e Università nascerà a breve anche un polo pediatrico, che sarà – nella sua accezione più ampia – un centro materno-infantile. Non si tratta soltanto di un’opera infrastrutturale, ma per me rappresenta una promessa di civiltà, perché consentirà l’assistenza dei più piccoli vicino alle loro famiglie.

Dobbiamo lavorare anche per favorire la presenza di aziende che operino in ambito medico e biomedico. Il progetto complessivo è molto ambizioso ed è naturale che, quando si affrontano e si attuano progetti simili, si incontrino delle difficoltà. Ma non dobbiamo lasciarci scoraggiare: dobbiamo continuare a fare, con tenacia e convinzione. Il Policlinico universitario deve diventare una piattaforma comune di eccellenza, che ci consenta di elevare i percorsi di cura e di ricerca, intercettando nuovi finanziamenti e avviando nuovi filoni di ricerca scientifica. Insieme è la parola chiave.

Ho voluto incontrarvi oggi, ma mi auguro che questo non resti un incontro isolato. Ho già espresso la volontà di visitare i singoli reparti, così da coglierne eccellenze e criticità, perché sono convinta che i progetti si possano realizzare solo quando si ha una conoscenza profonda del contesto in cui si opera. Il nostro investimento è un investiamo di fiducia nel dialogo con la Asl e nella capacità delle nostre due istituzioni di fare sintesi, nell’interesse del nostro territorio e del futuro delle generazioni che verranno».

FRUIT LOGISTICA: COLDIRETTI PUGLIA, ORTOFRUTTA TRAINA EXPORT; PRIMA IN ITALIA PER FRUTTA VENDUTA IN EUROPA (32%)

L’ortofrutta pugliese si conferma uno dei pilastri dell’agroalimentare Made in Italy sui mercati esteri, con numeri che rafforzano il ruolo della regione come protagonista nazionale dell’export, con la frutta che ha toccato quota 614 milioni di euro, confermando la Puglia come prima regione italiana per esportazioni di frutta sul mercato europeo. È quanto emerge dall’analisi di Coldiretti Puglia sui flussi commerciali del comparto ortofrutticolo, sulla base dei dati di Ismea Mercati 2024, in occasione della Fruit Logistica a Berlino che sta per aprire i battenti.

Nel 2024 l’export di ortaggi pugliesi verso l’Europa ha raggiunto un valore di oltre 225 milioni di euro, mentre la frutta conta oltre 600 milioni di euro di valore. Particolarmente significativo è il dato dell’uva da tavola, simbolo dell’eccellenza ortofrutticola regionale – aggiunge Coldiretti Puglia – per cui solo verso la Germania le esportazioni hanno superato i 257,9 milioni di euro, con la Puglia che si conferma leader nazionale del comparto. La presenza pugliese sui mercati esteri riguarda però un paniere sempre più ampio di prodotti. Sempre in Germania, infatti, si registrano – dice Coldiretti Puglia – esportazioni di pesche per oltre 2 milioni di euro, di cavoli e broccoli per circa 30,5 milioni di euro, di arance per oltre 1,1 milioni di euro e di pelati e polpe di pomodoro per più di 20,7 milioni di euro, a cui si aggiungono i pomodori per circa 5,1 milioni di euro. Numeri che dimostrano la capacità del sistema agricolo pugliese di presidiare mercati strategici e di valorizzare produzioni fresche e trasformate lungo tutta la filiera.

Per Coldiretti Puglia sostenere il trend di crescita dell’agroalimentare Made in Italy passa inevitabilmente dalla modernizzazione e dal potenziamento delle infrastrutture e della logistica, settori fondamentali che ancora oggi penalizzano le imprese agricole regionali aumentando costi e tempi di trasporto rispetto ai competitor internazionali, sbloccando le infrastrutture strategiche che migliorano i collegamenti tra Sud e Nord, potenziando porti, aeroporti e collegamenti ferroviari ad alta velocità, creando nodi cargo efficienti e sostenendo la digitalizzazione della logistica agricola per ridurre sprechi e tempi di attesa, con benefici diretti sull’export e sul reddito delle imprese.

Accanto alle infrastrutture, l’internazionalizzazione delle imprese resta un elemento cruciale. Per Coldiretti è indispensabile rafforzare il ruolo dell’ICE e della rete diplomatica italiana, sostenendo le aziende che vogliono conquistare nuovi mercati e consolidare quelli storici, valorizzando la qualità del Made in Italy e contrastando pratiche scorrette come l’italian sounding che sottrae valore alle produzioni autentiche. In questa prospettiva, formazione, innovazione digitale e partnership strategiche con operatori esteri diventano leve decisive per ampliare la presenza internazionale dei prodotti pugliesi.

L’ortofrutta pugliese, eccellenza riconosciuta a livello nazionale e internazionale, ha tutte le carte in regola per consolidare e aumentare la propria quota di mercato, ma solo attraverso scelte strutturali coraggiose, investimenti mirati e un approccio integrato che metta al centro le filiere e le persone che lavorano ogni giorno nei campi e nelle aziende agricole. Coldiretti Puglia ribadisce l’urgenza di trasformare le risorse disponibili in risultati concreti, affinché il settore possa continuare a crescere e contribuire in maniera decisiva alla competitività del Made in Italy nel mondo.

Bari, 3 febbraio 2026

Teresa De Petro

“1^ Tappa CSI Lecce Padel Tour 2026”

Martignano, 1 febbraio 2026 – Il CSI Lecce Padel Tour 2026 parte con il botto e accende i riflettori sul padel salentino. Ieri, sui campi del Padel Arena di Martignano, si è svolta la 1ª Tappa ufficiale del circuito provinciale del Centro Sportivo Italiano – Comitato di Lecce, che ha visto ben 33 coppie contendersi i primi successi stagionali in una giornata di grande sport, pubblico e qualità tecnica.

Un avvio che certifica senza esitazioni la caratura alta del livello espresso, con incontri intensi, ritmo elevato e una partecipazione che conferma come il CSI Lecce stia “dicendo la sua” nel panorama padelistico territoriale e regionale.

Nel maschile mattutino si sono imposti De Santis/Luceri nel Silver, mentre nel livello Gold il successo è andato alla coppia Rizzo/Orsini.
Nel pomeriggio spazio al femminile: nell’Amatoriale hanno trionfato De Marco/Felline, mentre nel livello Intermedio hanno conquistato la tappa Sabato/Martina.

Il circuito CSI Lecce Padel Tour 2026 si svilupperà lungo un percorso di 8 mesi, articolato in 5 tappe, che attraverso il Ranking Respadel porterà all’assegnazione dei titoli di campioni e campionesse provinciali CSI e alla qualificazione alle Finali Nazionali di ottobre 2026.

Non solo agonismo, ma anche progettualità e futuro: significativa la presenza dell’Oratorio Porta Bella di Vernole, storica società affiliata CSI, che per la prima volta ha partecipato a una tappa di padel con due giovanissimi atleti, simbolo di un movimento che cresce partendo dalla base.

LE PAROLE DELLA PRESIDENTE SABINA TONDO

A sottolineare il valore dell’evento è la Presidente del CSI Lecce, Sabina Tondo:

«Questa prima tappa racconta esattamente ciò che vogliamo essere: un CSI Lecce capace di offrire sport vero, qualità e valori. Il livello visto a Martignano è di caratura alta e dimostra che il nostro padel può essere un riferimento per il territorio. Dietro tutto questo c’è un grande lavoro di squadra da parte di collaboratori che con passione e competenza rendono possibile ogni evento. Il CSI non organizza solo tornei, ma costruisce opportunità, inclusione e futuro per atleti, società e giovani».

Il tour prosegue:
22 marzo 2026 – Seconda tappa, torneo a squadre.

Il CSI Lecce è partito forte.
Il padel salentino alza l’asticella.
Lo spettacolo è appena cominciato.

LA CASSA EDILE DELLA PROVINCIA DI LECCE INVESTE 1,5 MILIONI DI EURO PER PROTEGGERE LAVORATORI E AZIENDE VIRTUOSE GRAZIE A UN ACCORDO TRA IMPRENDITORI E SINDACATI

ANCE Lecce, FENEAL-Uil Lecce, FILCA-Cisl Lecce e FILLEA-Cgil Lecce hanno sottoscritto un accordo contrattuale in cui mettono a disposizione di imprenditori virtuosi e lavoratori, tramite la Cassa Edile della provincia di Lecce, oltre 1,5 milioni di euro per ampliare il sostegno al reddito dei lavoratori, degli imprenditori e dei loro nuclei familiari.

I dettagli di questo importante accordo, che permette un investimento necessario nel campo edile a garanzia di sicurezza e protezione lavorativa, saranno presentati in una conferenza stampa che si terrà lunedì 2 febbraio, alle 11.00, presso la Sala Convegni della Cassa Edile, in viale Leopardi 160/A, a Lecce.

Una misura che mira allo sviluppo del settore edile salentino nel solco della legalità, della concorrenza leale e del contrasto al lavoro irregolare e al caporalato, puntando a coprire, in modo innovativo, proprio gli ambiti dove maggiori sono le difficoltà in questo momento storico come la sanità e il sostegno ai nuclei familiari, e a contrastare la denatalità.

Interverranno: Nicola Delle Donne, presidente della Cassa Edile della provincia di Lecce, Gabriele Greco, presidente di ANCE Lecce, Salvatore Listinge, segretario provinciale di FENEAL, Antonio Delle Noci, segretario provinciale di FILCA, Luca Toma, segretario provinciale di FILLEA e Daniele Verdesca, direttore della Cassa Edile della provincia di Lecce.

OLIO: NEL 2025 MERCATI INVASI DA MEZZO MILIARDO DI CHILI DI PRODOTTO STRANIERO, SOLO DA TUNISIA +40%

Nel 2025 più di mezzo miliardo di chili di olio d’oliva sono entrati in Italia dall’estero, mettendo sotto pressione il prezzo dell’extravergine nazionale, alimentando frodi ai danni dei consumatori e favorendo un sistema poco trasparente in cui trovano spazio traffici illeciti e pratiche scorrette. L’allarme è stato al centro del  confronto promosso da Coldiretti Puglia e Unaprol a Evolio Bari, con Roberto Altini dell’ICQRF di Puglia e Basilicata  e Nicola Amoruso dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli Puglia1, sulle criticità del comparto olivicolo e sulle minacce che arrivano da importazioni senza adeguate tutele, anche contro quelle realtà industriali che scelgono prodotto straniero a basso costo invece di valorizzare l’eccellenza nazionale.

Tra i casi più emblematici c’è quello dell’olio tunisino, con gli arrivi cresciuti del 40% nei primi dieci mesi del 2025, con un prezzo medio di circa 3,5 euro al chilo. Una dinamica di dumping che scarica sugli olivicoltori – l’anello più fragile della filiera – il peso di una concorrenza sleale, costringendoli spesso a vendere al di sotto dei costi di produzione.

“Difendere l’olio extravergine italiano significa difendere reddito agricolo, territori e qualità. Non possiamo accettare che prodotto pagato pochi euro venga a fare concorrenza sleale al nostro extravergine “, ha dichiarato Nicola Di Noia, direttore generale di Unaprol, sottolineando “la necessità di regole più rigide e controlli efficaci lungo tutta la filiera”.

L’afflusso di olio straniero esercita una pressione continua al ribasso sulle quotazioni, anche a causa delle manovre di veri e propri trafficanti dell’olio – denunciano Coldiretti Puglia e Unaprol – che alterano il mercato e compromettono la sostenibilità economica delle aziende agricole italiane.

“La Puglia è simbolo dell’olivicoltura italiana e non può subire in silenzio un sistema che penalizza i produttori onesti e inganna i consumatori”, ha affermato Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia, chiedendo maggiore vigilanza alle frontiere e trasparenza reale in etichetta. “Serve un cambio di passo deciso: più controlli alle frontiere, etichette chiare e stop alle norme che permettono di italianizzare prodotti stranieri con trasformazioni minime”, ha concluso Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia, rilanciando la battaglia per la trasparenza e la tutela delle produzioni nazionali.

In questo contesto Coldiretti e Unaprol hanno acceso i riflettori su truffe e sofisticazioni che danneggiano imprese e cittadini: dagli ingressi incontrollati di prodotto extra Ue fino ai casi più gravi, come l’olio di semi colorato con clorofilla e venduto come extravergine. Accanto al prodotto low cost che arriva quotidianamente nei porti italiani, a partire da Civitavecchia, emergono episodi di illegalità che rendono urgente un rafforzamento dei controlli.

Fondamentale è anche il ruolo dell’informazione ai cittadini, per cui occorre orientare gli acquisti verso extravergini di qualità, spiegando che il generico “olio di oliva” è spesso il risultato di processi industriali di deacidificazione e rettifica che, tramite alte temperature e l’uso di carboni attivi, eliminano difetti e odori ma impoveriscono il prodotto della sua naturalità.

Altro punto critico è quello delle etichette con la scritta “Confezionato in Italia” che appare ben visibile, mentre la vera origine – Ue o extra Ue – è indicata in caratteri minuscoli, quasi invisibili. Un meccanismo che disorienta il consumatore e penalizza chi produce realmente in Italia. In questo scenario risultano strategiche anche le risorse recuperate dalla Pac, utili a sostenere investimenti nel comparto olivicolo e ad aumentare la produzione nazionale.

Le stesse distorsioni di mercato riguardano anche un’altra eccellenza strategica del Made in Italy: le nocciole. L’obbligo di indicazione dell’origine per quelle sgusciate, entrato in vigore lo scorso anno grazie all’impegno di Coldiretti, rappresenta un primo passo, ma resta ancora opaca l’origine delle nocciole utilizzate come ingredienti nei prodotti trasformati. In una campagna segnata da un crollo della produzione nazionale, con cali che in alcune aree hanno raggiunto l’80% e un forte aumento delle importazioni, diventa indispensabile rafforzare i controlli per evitare che nocciole straniere diventino italiane solo sulla carta. Nei primi dieci mesi del 2025 sono arrivati in Italia oltre 81 milioni di chili di nocciole estere, per metà dalla Turchia, Paese spesso sotto osservazione per residui di aflatossine e per criticità legate al rispetto dei diritti dei lavoratori.

L’olio è il simbolo di una sfida più ampia, considerato che oggi soltanto il 3% dei prodotti alimentari extra Ue viene sottoposto a controlli. Da Evolio Bari Coldiretti ha ribadito la richiesta di interventi concreti: rafforzamento dei controlli alle frontiere, obbligo di indicazione dell’origine su tutti gli alimenti in commercio nell’Unione Europea e superamento della norma dell’ultima trasformazione sostanziale del codice doganale, che consente di far diventare italiani prodotti stranieri attraverso lavorazioni minime.

Bari, 30 gennaio 2026