Un simbolo della città compie oggi 90 anni e il sindaco Pippi Mellone ne annuncia il restauro a distanza di vent’anni dall’ultimo intervento. La fontana monumentale del Toro di piazza Salandra, motivo identitario e d’orgoglio per generazioni di neretini, fu realizzata nel 1930 su disegni e modello dello scultore Michele Gaballo e consegnata alla città in concomitanza dell’inaugurazione a Nardò della conduttura dell’Acquedotto Pugliese, che avvenne appunto il 28 ottobre del 1930. L’opera fu completata e consegnata entro questa data, ma in verità la cerimonia d’inaugurazione avvenne per motivi di opportunità politica qualche settimana più tardi, l’8 dicembre, alla presenza dell’onorevole Achille Starace. La sua realizzazione, del resto, fu quasi un sigillo simbolico all’arrivo in città dell’Acquedotto Pugliese, il più grande d’Europa, la cui costruzione fu avviata nel 1906 con l’intento di risolvere il millenario problema della penuria d’acqua in Puglia. Si decise di collocarla addossata al transetto della chiesa di S. Domenico, rimasto spoglio a seguito dell’abbattimento di alcune botteghe compiuto qualche anno prima nell’intento di allargare e ridefinire lo spazio urbano. Da allora, la fontana, unitamente a otto fontanine in ghisa installate negli stessi giorni, distribuisce acqua pubblica per tutti i cittadini.

L’opera monumentale, ideata dallo scultore neritino, è nata per “celebrare” le origini di Nardò, che secondo la leggenda fu fondata lì dove un toro, scavando il terreno con lo zoccolo, fece sgorgare l’acqua. Dopo aver preparato i disegni e un modello in gesso, la fontana fu commissionata il 3 ottobre 1930 alla ditta leccese “F.lli Peluso” da realizzarsi in pietra artificiale (cromofibrolite), ad imitazione del marmo di Trani, in perfetta sintonia con lo spirito autarchico che il regime fascista perseguiva. Diciassette anni dopo, l’amministrazione comunale, nella seduta del 26 agosto 1947, deliberò all’unanimità l’approvazione del preventivo di spesa per i lavori di restauro, presentato dallo stesso Michele Gaballo e pari a 55 mila lire, dando allo stesso l’incarico dell’esecuzione. I lavori prevedevano la realizzazione dello stemma di Terra d’Otranto in sostituzione di quello del regime, il rifacimento del piede del toro posto nella nicchia centrale e la patinatura su tutto il corpo, il rifacimento della testa del toro presente nello stemma della città, il rifacimento di labbra, mento e dei getti d’acqua delle due teste di medusa, la patina generale della parete di fondo e la realizzazione della chiave di chiusura dell’arco grande, il restauro generale della vasca e del gradino sottostante. Un altro intervento è stato completato nel 2000 con il ripristino dell’impianto idrico originario che immetteva acqua nel catino centrale e nelle teste di medusa e l’introduzione di un nuovo impianto di illuminazione. Una delle due anfore del prospetto, lo scorso dicembre, è stata lievemente danneggiata da alcuni adolescenti ed è tuttora sottoposta a restauro. Ora, un nuovo intervento generale di restauro dell’opera.

“La foto che ho usato per la mia prima candidatura al Consiglio comunale quasi dieci anni fa – ricorda il sindaco Pippi Mellone – mi ritraeva con alle spalle proprio la fontana del Toro, che era già malconcia all’epoca e mostra oggi tutti i segni del tempo. Per questo e per mille altre motivi sono molto legato a questo luogo e a quest’opera. In occasione dell’importante compleanno, 90 anni, l’amministrazione ha deciso di procedere con un restauro. Presto affideremo l’incarico per un progetto in grado di riportare la fontana del Toro all’antico splendore, restituendole dignità e decoro e riqualificando l’area”.

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