È culturalmente deprimente notare come gli amministratori del governo Salvemini abbiano timore di ricordare che dalla manifattura dei tabacchi al palazzo occupato dalla Questura ed a tanti altri manufatti si tratti di architettura del ventennio che ha visto i Nervi i Piacentini ed ha avuto una sua identità che può piacere o meno ma che va ricordata per quello che è: architettura del periodo fascista che ancora dopo oltre un secolo ha lasciato traccia di sé. Non è certo apologia ma semplice verità storica che appartiene ad un periodo della città. Avere il timore di ricordarlo è antistorico.

 Per quel che mi riguarda se Stalin avesse lasciato traccia di buoni interventi non avrei esitato a ricordarlo. La storia, quella vera non  consente iati. La storia è continuità e deve essere raccontata con piena onestà intellettuale e  di pensiero.

ADRIANA POLI BORTONE 

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