Con una adesione del 90% allo sciopero di questa mattina, continua in questo nuovo anno la lotta degli operai della Alcar Industrie srl.,
Un livello di partecipazione esemplare da parte di lavoratori che proprio non ci stanno a continue promesse mancate e la poca attenzione verso la loro sicurezza. Infatti non sono solo dei pagamenti a mancare, ma anche importantissimi strumenti di protezione, i quali gli operai devono comprare autonomamente o farne a meno.
Sono passate solo poche settimane da quando i sindacati concertativi si dichiaravano “soddisfatti” di aver fatto scendere a 66 il numero degli esuberi su 100 previsti dall’azienda. Se la matematica non è un opinione 66 è più della metà di 100 e 66 lavoratori sono 66 famiglie. C’è poco da essere soddisfatti: la produzione, l’occupazione, i salari e la sicurezza dei lavoratori, non possono essere pedine tenute sotto scacco dai padroni con il ricatto di chiudere la fabbrica se la proprietà non è sufficientemente soddisfatta o se gli si da troppo fastidio. In un paese con i comunisti al potere, quindi con i lavoratori al potere: quella fabbrica sarebbe di stato ed i suoi introiti beneficerebbero la collettività, non un singolo od un manipolo di persone; la piena occupazione sarebbe un obiettivo prioritario ed ove e quando, grazie alla tecnologia, il lavoro fosse poco, questo sarebbe distribuito per lavorare tutti, lavorare meno, vivere meglio;
Noi proponiamo un progetto di società che vuole dare ai lavoratori (la maggioranza della popolazione) tutto, non solo briciole…e questo può arrivare solo attraverso la conflittualità, non certo attraverso la concertazione.